Enki Bilal

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Francamente, Enki Bilal è un personaggio straordinario che si incontra raramente nel mondo del fumetto e del cinema. Nato il 7 ottobre 1951 a Belgrado, questo ragazzo ha quella cosa folle, tra fantascienza e un universo quasi visionario che disorienta tanto quanto affascina. Beh, la sua età oggi non è poca cosa, ha più di settanta candeline dietro di sé, il che dice molto sul suo percorso.

Vi confesso, scoprirlo un po’ di più è come imbattersi in un film o un fumetto che ti trascina senza avviso, ti ritrovi perso nei suoi racconti, nelle sue immagini malinconiche. E anche se sappiamo che ha lasciato la Jugoslavia per Parigi all’età di nove anni, ha quella mescolanza di influenze bosniache, ceche e francesi, che ti scuote la testa, tra ricordi e visioni futuristiche.

È questo che amo di lui, quella capacità di giocare con il tempo e la memoria, tra miti personali e mondi alternativi. Vedete il genere, quell’artista che non si accontenta di raccontare una storia, la dipinge, la mette in scena, la fa vivere. Bisogna dire che fin da giovane era già impregnato delle arti, con le sue prime tracce ai Beaux-Arts, prima di tuffarsi in una carriera che avrebbe cambiato tutto.

Qui non si parla di una star esplosa da un giorno all’altro. No, Bilal ha costruito la sua fortuna artistica e finanziaria con fatica e lavoro duro, poliestere e china nelle vene. Il suo fumetto « La Foire aux immortels », uscito nel 1980, è un manifesto, l’inizio di un percorso eccezionale, che lo ha visto collaborare con grandi nomi del cinema e dello spettacolo, rivelando il suo talento ovunque.

Chi è Enki Bilal, il re visionario del fumetto e del cinema francese

Allora, Enes Bilanović, che tutti conosciamo con il nome di Enki Bilal, è un universo a sé. Nato nella capitale serba, con un padre bosniaco e una madre ceca, arriva a Parigi a 9 anni, una svolta totale. La sua identità è un mix tra le sue radici dell’Est e il suo ancoraggio nella cultura francese, un vero ponte tra due mondi.

Il suo passaggio ai Beaux-Arts, anche se non durò a lungo, gli diede il gusto del tratto, del disegno. Nel 1972, la sua prima storia, « Le Bol maudit », fa la prima pagina del giornale « Pilote », quella rivista che ha segnato un’intera generazione. Già, è chiaro, non è lì per fare il convenzionale.

Molto presto si associa a Pierre Christin, uno sceneggiatore di talento, per creare album come « La Croisière des oublis » nel 1975 o « Les Phalanges de l’Ordre noir » nel 1979, opere dove il suo tratto scuro e la sua visione politica emergono. Allora, nel pieno della giovinezza, si costruisce una carriera nel mondo del fumetto che impressiona.

E poi, nel 1980, arriva il lancio della sua prima serie: « La Foire aux immortels », seguita dalla magistrale « La Femme piège » nel 1986, due opere che lo proiettano davvero sopra la mischia. Questo ragazzo ha saputo creare un universo, con personaggi e scenari, che non assomigliano a nessun altro.

I grandi passaggi della carriera di Enki Bilal, tra fumetto, cinema e arti visive

Bilal non è affatto solo un disegnatore. Tra il 1980 e il 1982 collabora con Alain Resnais, un altro maestro, creando il manifesto per « Mon oncle d’Amérique » e partecipando alle scenografie in vetro di « La Vie est un roman ». Qualcuno di peso, no?

Un piccolo omaggio anche al suo lavoro con Jean-Jacques Annaud su « Le Nom de la Rose » nel 1985, davvero un uomo dalle molteplici sfaccettature. Nel 1987 riceve il prestigioso Grand Prix del Festival di Angoulême, che è la consacrazione per un autore di fumetti.

Poi, nel 1989, varca la porta del cinema con « Bunker Palace Hôtel », un film che riunisce Jean-Louis Trintignant e Carole Bouquet, confermando il suo posto anche davanti alla macchina da presa, o meglio dietro. Immaginate, questo ragazzo costruisce la sua fortuna artistica tanto su carta quanto su celluloide.

Nel 1990, Les Humanoïdes Associés ripubblica l’essenziale delle sue opere da Dargaud, un’ondata di riscoperta e riconoscimento. Senza dimenticare le sue creazioni per il teatro e persino per l’opera, come « O.P.A. Mia » nel 1990. Insomma, Bilal non è mai monotono.

Alcune curiosità pratiche e sorprendenti sull’artista

  • 🎨 Bilal ha questo dono folle di applicare i suoi universi grafici oltre il fumetto, in scenografie disegnate con il gesso o per il balletto.
  • 🎬 Il suo film « Bunker Palace Hôtel » è un gioiello nascosto con attori di prestigio ma resta un classico poco conosciuto, una scoperta da vedere subito.
  • 🖌️ Si dice che disegnasse con accanimento sul vetro per creare scenografie, una tecnica molto rara e impegnativa.
  • 📚 Nel 1992 riceve il premio per il miglior libro dell’anno per « La Trilogie Nikopol, Tome 3 : Froid quateur » — ammetto, è un grande successo.
  • 🌍 Bilal è anche noto per le sue mostre in luoghi prestigiosi come il Louvre o La Villette, prova che i suoi talenti superano i generi.

I progetti recenti di Enki Bilal e le sue collaborazioni notevoli

Piu recentemente, tra il 2017 e il 2022, ha lanciato la serie « Bug », un’opera annunciata come una saga in cinque volumi, che potete trovare su Bedetheque, un passaggio obbligato per capire il suo nuovo slancio.

Nel 2021 firma « L’Homme est un accident » con Adrien Rivierre, un libro-intervista dove svela la sua visione del futuro, abbastanza cupa ma affascinante. Questa collaborazione dimostra che non si molla facilmente Bilal.

Tiene anche un piede nel cinema e nel teatro, lanciandosi in adattamenti e regie, confermando la sua influenza continua e la voglia di non fermarsi mai. Potete scoprire tutto questo anche sul suo sito ufficiale.

Un bel modo per seguire le tracce di un autore che, nonostante la sua età, continua a sorprendere con la sua inesauribile creatività.

La vita privata di Enki Bilal, tra discrezione e ispirazioni personali

Bilal non è tipo da esporre la sua vita privata su tutte le tele, rimane piuttosto riservato, ma se si scava un po’, si capisce subito che la sua famiglia gioca un ruolo fondamentale.

Sposato, condivide la sua vita con una donna che sembra essere il suo rifugio, lontano dai riflettori. Questa pace personale gli permette di attingere liberamente al suo immaginario e ai ricordi d’infanzia, a volte molto scuri, spesso magici.

Ci sono poche informazioni sui suoi figli, il che ha alimentato la mia curiosità, ma è soprattutto il suo mondo interiore che affascina: una ricerca perpetua sul tempo, la memoria e l’identità che traspare in ognuna delle sue opere.

Nonostante questa certa riservatezza, la sua opera rimane profondamente intima, ogni progetto è come una finestra sulla sua anima, consegnata senza filtri attraverso i suoi disegni e i suoi film. Un vero e proprio tuffo affascinante, davvero.

Enki Bilal, un personaggio imprescindibile del fumetto e del cinema contemporaneo

Enki Bilal è un tipo la cui fama va ben oltre il contesto ristretto del fumetto. Con la sua carriera imponente nel settore, incarna lo spirito ribelle e innovatore, mescolando politica, fantascienza e questioni esistenziali.

A più di settant’anni continua a affascinare, influenzare un’intera generazione di artisti e fan, facendo del suo lavoro un vero patrimonio. Questa mescolanza di universi oscuri e ipnotici è unica, e francamente, è raro.

E poi, ammettiamolo, ha saputo mantenere questa febbre creativa intatta, quest’occhio critico sul mondo, anche a quell’età in cui molti penserebbero a rallentare. La sua attualità costante, tra mostre, libri e realizzazioni, è la prova che non smette mai di creare.

Se volete immergervi nella sua straordinaria opera, tra i classici restaurati su Fnac o le nuove uscite da Casterman, non resterete delusi. Una scoperta, un colpo, un colpo di fulmine.


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