Gregg Araki

Show summary Hide summary

Gregg Araki, è un nome che forse vi dice qualcosa se avete già esplorato il cinema indipendente un po’ audace, quello che sconvolge. Nato il 17 dicembre 1959 a Los Angeles, oggi ha più di 60 anni, ma la sua opera resta giovane e passionale come quando iniziò. La sua statura nel mondo del cinema è impressionante, anche se lui ha sempre mantenuto un profilo abbastanza riservato.

Bisogna dire che il suo destino non era scritto in anticipo. Figlio di immigrati giapponesi, cresce a Santa Barbara, lontano dai riflettori, ma con una passione sfrenata per le arti visive. A 10 anni già scarabocchiava storie e divorava fumetti, un vero giovane sognatore che vedeva le immagini in modo diverso. Pensava a volte persino di diventare veterinario, ma è stato infine il cinema a catturarlo.

I suoi inizi li fece nelle università californiane, prima a Santa Barbara poi all’USC. E lì sperimenta, prova, realizza cortometraggi. Costruisce la sua scatola di idee nella testa, creando uno stile tutto suo, crudo e sincero, a volte disturbante ma sempre intrigante. Debuttò con “Three Bewildered People in the Night”, un film dall’aspetto oscuro e minimalista, girato in piccolo, molto semplice.

Presto diventa la voce di una gioventù ai margini, soprattutto con “The Living End” nel 1992. Un film che colpisce forte, su due amanti sieropositivi. Non eravamo abituati a questo, almeno non così frontalmente. Gregg Araki è quel tipo che sconvolge, scuote, fa riflettere. La sua ricchezza a Hollywood non si misura in milioni, ma in impatto, e la sua età nel mestiere, non pensereste sia importante, quando si vede la sua energia?

Gregg Araki: un regista americano che ha segnato il cinema indipendente

È importante capire chi è Gregg Araki per cogliere l’ampiezza della sua carriera. Questo regista nato a Los Angeles proviene da una famiglia americano-giapponese, il che ha sicuramente nutrito il suo sguardo unico sul mondo. Fin da giovane si interessa alla creazione, passando ore a divorare fumetti e film, un vero appassionato.

La sua età, intorno ai quaranta anni quando raggiunse un pubblico più ampio, rende il suo percorso ancora più sorprendente, perché iniziò a emergere in un’industria piuttosto dura. Combina la sua eredità culturale e la sua ossessione per tematiche tabù, che forgiano il suo stile, spesso collegato al New Queer Cinema. La sua biografia completa si può trovare su Wikipédia o anche una recensione dettagliata dei suoi film su Cinenode.

Prima della celebrità, guardate il suo cammino: studi a Santa Barbara, poi all’USC, aveva quella tenacia di un giovane creatore che vuole a tutti i costi raccontare storie che contano. Questi primi passi nei cortometraggi per nulla glamour gli hanno permesso di perfezionare il suo universo, tra gioventù morta-vivente e disillusioni.

Per entrare ancora più nei dettagli, i suoi inizi professionali includono quel famoso film del 1987, “Three Bewildered People in the Night”, un lavoro grezzo, artigianale, ma che lo stabilisce nel circuito indie. Volete saperne di più? Date un’occhiata a portali come Première o alla sua pagina IMDb dove la sua filmografia è super completa.

Una carriera piena di film che disturbano e affascinano

Ciò che impressiona in Araki è il suo modo di tracciare la sua strada senza compromessi. Negli anni ’90 diventa la figura emblematica di un cinema che parla di sesso, identità e apocalisse attraverso la gioventù. I suoi film sono un po’ come uno specchio deformante sulla società, a volte crudeli, spesso poetici.

Alcuni titoli imprescindibili? C’è “Totally F*ed Up” che si immerge nelle vite scombussolate di adolescenti a Los Angeles, poi “The Doom Generation”, un’esplosione di violenza e disperazione nel 1995. E poi “Nowhere”, o ancora il commovente “Mysterious Skin” del 2004, un film estremamente toccante sull’abuso sessuale e le sue conseguenze — è davvero un colpo allo stomaco.

In “Kaboom” del 2010 esplora la fantascienza e la commedia restando fedele ai suoi temi queer, cosa che gli vale un premio a Cannes. Il ragazzo, sinceramente, non si rinchiude in un solo genere, è capace di una reinvenzione totale senza mai perdere quella vibrazione apocalittica e sovversiva. Per una lista completa, potete consultare Cinetrafic.

Notiamo anche che, nonostante tutto, la fortuna di Araki non si è mai misurata con i blockbuster. Ha fatto i suoi film con un piccolo budget, ma una grande libertà. Questa è la vera forza del suo stile: un cinema che non si piega alle regole, che mantiene la sua giovinezza, nonostante l’età e gli anni.

La vita privata di Gregg Araki: discreta ma impegnata

Araki, nella vita reale, mantiene un velo sulla sua vita personale, ma si sa che è apertamente queer. Questa autenticità la trasmette nei suoi film con un’onestà cruda, che colpisce anno dopo anno. Non è solo cinema, è il suo modo di esistere pubblicamente.

Si sa che è molto coinvolto nella difesa dei diritti LGBTQ+. Ha anche collaborato con musicisti che adora, dando una vera identità pop e rock alle sue colonne sonore. È questa miscela di arte visiva e sonora che rende le sue opere così particolari, quasi cult per chi ha la fortuna di scoprirle.

Gregg continua oggi a vivere a Los Angeles, esplorando nuovi progetti tra film e serie televisive, il che dimostra che a più di 60 anni non ha intenzione di rallentare. La sua intimità resta un mistero, ma la sua passione e la sua tenacia parlano per lui, ed è forse la cosa più forte in definitiva.

Se volete seguire le sue ultime notizie, le sue interviste o i suoi pensieri sul suo lavoro, la sua pagina ufficiale o i suoi profili sui social network sono abbastanza buone fonti, come questa recente intervista su Têtu.

Piccole curiosità e progetti attuali di Gregg Araki

Una cosa che mi ha sempre colpito è il suo film “Nowhere” in cui crea un’atmosfera completamente folle, quasi distorta, e dove ritroviamo James Duval, il suo attore feticcio — quest’ultimo appare in molte delle sue opere, un po’ come una firma. Non bisogna sottovalutare questo tipo di collaborazione, spesso sinonimo di un vero universo condiviso.

Ha anche questo lato poliedrico, poiché ha lavorato negli Stati Uniti e persino in Francia, “Kaboom” ne è prova. Questo film è una strana avventura, un mix improbabile di commedia e fantascienza in un contesto universitario. Non molto mainstream, sì, ma molto tipico di Araki.

Nel 2014, “White Bird in a Blizzard” ha avuto il suo momento di gloria, è un po’ una svolta verso un cinema più mainstream, pur rimanendo molto fedele alle sue ossessioni. Questo film mette in luce i suoi talenti di autore, ma anche di un regista capace di esplorare diverse sfaccettature della gioventù.

Attualmente lavora su diversi progetti che combinano televisione e cinema, con una certa volontà di continuare a dare una voce alle minoranze e ai marginalizzati, un vero pioniere. Per maggiori dettagli sulla sua carriera, filmografia e progetti potete consultare Cinefil o l’eccellente sito del Festival di Deauville.

  • 🎬 Three Bewildered People in the Night (1987): un gioiello sperimentale che ha lanciato la sua carriera
  • 🌈 The Living End (1992): pioniere del New Queer Cinema
  • 🔥 The Doom Generation (1995): shock underground ed estetica smeared
  • 🎭 Mysterious Skin (2004): commovente, tratta temi pesanti
  • 🚀 Kaboom (2010): premio queer a Cannes e nuova direzione

Share this post now!