Jean-Jacques Beineix

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Lo sai, parlare di Jean-Jacques Beineix significa immergersi in un universo dove colore e stile raccontano più delle parole. Nato l’8 ottobre 1946 a Parigi, questo parigino d’origine ha segnato il cinema francese con la sua estetica singolare, quella che è stata chiamata “cinema du look”.

Già da giovane sognava lo schermo e le immagini. La sua età adulta si è costruita negli anni ’70, tra il lavoro come assistente presso grandi nomi come René Clément e Claude Zidi. Devo ammettere che questo percorso, discreto ma solido, mi aveva preparato a ciò che avrebbe creato.

Il suo primo lungometraggio, Diva, lanciato nel 1981, è stato un’esplosione! Oltre 2 milioni di spettatori, quattro César, un trionfo di pubblico e una critica un po’ dura che ancora sorprende. Da Beineix non c’era spazio per le mezze misure.

Ha diretto solo una manciata di film, sei esattamente, ma ognuno è una pietra miliare nella storia del cinema francese. Certo, la quantità della sua opera non fa la fortuna della postérité, ma lo stile resta inciso.

Jean-Jacques Beineix, un regista con uno stile indimenticabile

Prima di essere quel cineasta che ha scosso gli anni ’80, Jean-Jacques Beineix era un giovane parigino con una vita tranquilla davanti al tumulto artistico che lo avrebbe inghiottito. Figlio di un direttore di assicurazioni, ha studiato in licei parigini e ha anche tentato medicina! È pazzesco, vero?

Ma la rivoluzione del maggio ’68 ha cambiato tutto. Abbandona gli studi, tenta l’IDHEC, la Scuola nazionale di cinema, senza successo, poi scala gradualmente le gerarchie come assistente alla regia.

I suoi primi passi sui set come quello di Saintes Chéries o accanto a René Clément hanno forgiato la sua conoscenza del cinema. Non era solo un giovane fortunato, ma un vero lavoratore.

Beineix ha sempre rivendicato la sua indipendenza creando Cargo Films, la sua casa di produzione, per mantenere il controllo sul suo stile e sui suoi progetti. Un giovane regista, sì, ma con un grande potenziale fin dall’età d’oro del cinema du look.

Percorso prima della fama e primi passi nel cinema

Ha fatto esperienza come assistente alla regia per una buona decina d’anni. Immagina vivere al ritmo dei set, imparare sul campo con maestri come Claude Berri o Claude Zidi. Non era facile, era un vero banco di prova!

Nel 1977 si lancia finalmente da solo con un cortometraggio, Le Chien de Monsieur Michel. E indovina un po’? Vince un premio al festival di Trouville. Una bella sorpresa.

Questo cortometraggio servirà da trampolino per il suo primo film, Diva. È un ingresso trionfale, quello che doveva stabilirlo in modo duraturo, con il suo look vistoso, il suo suspense e il suo universo visivo inimitabile.

Carriera e grandi successi: tra trionfi e battute d’arresto

Diva, uscito nel 1981, ha realmente segnato le menti. Quel giovane regista era riuscito a combinare estetica, musica e thriller in un cocktail esplosivo. La fortuna non gli è caduta addosso così, ma quel successo di pubblico gli ha dato una forte spinta.

Ma attenzione, non è stato tutto semplice. Il suo film successivo, La Lune dans le caniveau, presentato a Cannes nel 1983, è stato un flop pesante. Devo ammettere che dev’essere stato uno shock dopo l’euforia di Diva. Cannes non è sempre stato indulgente con lui.

Eppure, nel 1986 ha colpito forte con 37°2 le matin. Ispirato al romanzo di Philippe Djian, questo film ha sconvolto la Francia. Non si dimenticano Béatrice Dalle e Jean-Hugues Anglade, che hanno reso il film quasi un cult, un totem per una generazione.

Questo successo ha superato il semplice pubblico francese, con una nomination all’Oscar come miglior film straniero, niente di meno! Un successo tanto più impressionante perché era un film molto intimo.

Vita privata: tra amore, famiglia e confidenze

Jean-Jacques Beineix non era solo un regista, era anche un uomo legato alla sua famiglia. Monsieur Beineix ha vissuto con Agnès, sua moglie, fino alla fine. Insieme, erano come un ancoraggio in questo mondo a volte folle del cinema.

Aveva una figlia, Frida, nata da una relazione precedente con l’attrice Valentina Sauca. La vita intima la custodiva gelosamente, lontano dai riflettori. Mi piace pensare che dietro l’immagine brillante ci fosse quel lato pudico che contrasta con i suoi film vistosi.

E poi non si è mai nascosto dietro le sue storie, anche quando la critica si è accanita o la fortuna gli ha voltato le spalle. Come quel colpo duro quando Yves Montand è morto durante le riprese di IP5, con la sfortuna di una falsa voce di corridoio.

Aneddoti e dettagli sorprendenti su Jean-Jacques Beineix

Tra le piccole sorprese, sapevi che ha rifiutato progetti hollywoodiani che avrebbero potuto dargli più visibilità? Per esempio, Il nome della rosa o Alien 3. Questa scelta mostra l’indipendenza e la forza di carattere del regista.

Un altro aneddoto: quel famoso spot pubblicitario anti-AIDS, Non passerà per me, del 1987. Un impegno discreto ma significativo. Il cinema non era tutto nella sua vita, ma aveva senso del messaggio.

Un fatto importante è stato anche il suo ritorno difficile al cinema nel 2001 con Mortel Transfert, un fallimento commerciale e critico. Ci ha messo tutto, fino alla sua fortuna. Fa riflettere sulle sfide della carriera di un regista.

Progetti recenti e collaborazioni notevoli

Negli anni 2000 e 2010, Beineix si è orientato verso i documentari per la televisione, un territorio dove poteva prendersi il suo tempo e affrontare temi diversi come la scienza o l’arte.

Nel 2015 si è anche lanciato nella regia teatrale con un’opera su Kiki de Montparnasse, una storia intensa e lontana dal cinema classico. Questo mostra la sua voglia di esprimersi in modo diverso.

Era anche molto coinvolto in festival, come il festival internazionale del film di Tokyo dove è stato presidente della giuria nel 2016. Un uomo sempre impegnato, nonostante gli alti e bassi della sua carriera.

Il suo primo romanzo, Toboggan, è stato pubblicato nel 2020, dimostrando che anche in età avanzata la creatività continua a fluire. Una vera riflessione sull’amore e sulla vita, un po’ autobiografica.

Focus sulla filmografia imprescindibile di Jean-Jacques Beineix

Beh, non è stato molto prolifico, direte voi, ma ogni film conta davvero. Se volete dare uno sguardo completo, raccomando questa filmografia ricca e varia.

  • 🎬 Diva (1981) – Il film che lo ha fatto entrare nella leggenda, un vero gioiello estetico.
  • 🎬 La Lune dans le caniveau (1983) – Un flop, ma un film con carattere e uno stile molto curato.
  • 🎬 37°2 le matin (1986) – Culminato con un successo pazzesco che lo ha incollato ai riflettori.
  • 🎬 Roselyne et les Lions (1989) – Tentativo meno riuscito, ma che mostra il suo gusto per l’insolito.
  • 🎬 IP5 : L’île aux pachydermes (1992) – Spesso ricordato più per il dramma dietro le quinte che per il film.
  • 🎬 Mortel Transfert (2001) – Ritorno al cinema dopo una pausa, purtroppo un fallimento commerciale.

Potete trovare tutta la sua filmografia e il suo percorso dettagliato su AlloCiné o anche su Wikipedia per approfondire, ma davvero ne vale la pena.


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